SGT
SRT – Sardinia Radio Telescope
Tra le silenziose alture di Pranu ‘e Sànguni, nel territorio di San Basilio, si trova il Sardinia Radio Telescope (SRT), uno dei più avanzati strumenti scientifici d’Europa: un gigante tecnologico capace di ascoltare l’universo.
Inaugurato nel 2013, il SRT è un’imponente antenna parabolica di 64 metri di diametro, progettata per captare non la luce, ma le onde radio emesse da stelle, galassie, buchi neri e altri oggetti celesti. La sua costruzione è il frutto della collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). San Basilio è stato scelto proprio per il suo “silenzio radio”, condizione essenziale per rilevare anche i segnali più deboli provenienti dallo spazio profondo.
Grazie alla sua parabola formata da tantissimi pannelli mobili, il SRT si adatta alle diverse osservazioni con altissima precisione. È impiegato per studiare nebulose, galassie lontane, i movimenti della Terra e partecipa al progetto SETI per la ricerca di vita extraterrestre. Sotto la sigla SDSA (Sardinia Deep Space Antenna), fa parte anche del Deep Space Network della NASA, contribuendo alle comunicazioni con sonde interplanetarie, al monitoraggio di satelliti e detriti spaziali, e al supporto delle future missioni su Luna e Marte. Il SRT è anche un centro di divulgazione scientifica, dove studenti e appassionati possono scoprire da vicino una delle più affascinanti finestre sul cosmo. Da alcuni anni è una delle tappe del Gerrei Astrofest, il festival che celebra l’importanza della ricerca astronomica attraverso laboratori e seminari divulgativi.
Pozzo sacro di Bau Crabas
Nella campagna di San Basilio, in località Su Lillu-Rio Canneddu, si conserva un suggestivo esempio di architettura sacra nuragica: il pozzo sacro di Bau Crabas. Costruito tra il 1200 e il 900 a.C., nella fase finale dell’età del Bronzo, testimonia l’importanza del culto dell’acqua per le comunità nuragiche. Realizzato con blocchi di arenaria lavorati e posati a secco, il pozzo è formato da una camera sotterranea cilindrica coperta da una volta a tholos, profonda tre metri e con un diametro interno di circa due metri. Vi si accede tramite una scalinata di sedici gradini, alcuni dei quali ancora interrati. La scala, perfettamente conservata, è coperta da grandi lastre disposte a gradoni rovesciati, secondo una tecnica tipica dei monumenti sacri nuragici. L’ingresso, rivolto a sud, è incorniciato da ciò che resta dell’esedra. Non lontano, nei pressi del Rio Cardaxius, si trova un secondo pozzo noto come Bau Crabas I, quasi completamente interrato e non ancora indagato. La vicinanza fa ipotizzare l’esistenza di un vero e proprio centro di culto legato all’acqua, frequentato da un’intera comunità.
Terme romane e chiesa romanica di San Basilio
Nel territorio di San Basilio si conservano i resti di un complesso termale di epoca romana, risalente al II secolo d.C. Le terme, costruite sfruttando la naturale pendenza del terreno, presentano ambienti con vasche, cisterne e canali per la raccolta e la distribuzione dell’acqua. In una delle stanze è ancora visibile un affresco con cielo stellato e una figura umana, verosimilmente da attribuire a un riutilizzo in epoca bizantina. Con l’arrivo dei monaci bizantini intorno al VI secolo, le terme vennero riadattate: le cisterne divennero celle abitative e gli spazi termali luoghi di preghiera e meditazione. Intorno a questo insediamento, chiamato in epoca medievale Sanctu Basil de Montis, nacque il primo nucleo abitato. Nel Medioevo, sui resti delle terme fu costruita una chiesa romanica dedicata a San Basilio Magno, il vescovo a cui i monaci greco-bizantini avevano intitolato il loro insediamento. La chiesa, che in origine era a due navate, oggi conserva solo quella sinistra. Per secoli fu parrocchia e cimitero del paese, punto di riferimento spirituale per tutta la comunità. Ancora oggi, nel mese di giugno, le celebrazioni religiose animano la festa in onore di San Basilio.
