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Nuraghe Piscu
Lungo la strada che collega Suelli a Senorbì e Mandas, si erge maestoso il nuraghe Piscu (‘vescovo’ in lingua sarda), una delle testimonianze più imponenti della civiltà nuragica in Trexenta. Alto oltre 9 metri, è il più monumentale e meglio conservato tra i nuraghi censiti in zona, esempio straordinario di architettura megalitica preistorica.
Costruito tra il XV e l’XI secolo a.C., il complesso è formato da una torre centrale e da un bastione quadrilobato che racchiude un cortile. All’interno si sviluppano corridoi, nicchie, ambienti secondari e feritoie, a formare un intricato sistema difensivo che testimonia l’ingegno dei suoi costruttori.
Un varco architravato porta alla torre principale, da cui si accede alla camera a thòlos, un ambiente circolare coperto con la cosiddetta tecnica “ad aggetto”, con pietre disposte in cerchi sempre più piccoli fino a chiudere la volta. Attorno al nuraghe sono visibili i resti di un villaggio con capanne circolari e rettangolari. Il nome “Piscu” deriverebbe da episcopus, “vescovo” in lingua latina, titolo legato alla storica diocesi di Barbaria di cui Suelli era sede.
Tomba megalitica di Pranu Siàra
Nelle campagne di Suelli, sul colle che ospita la Cappella della Madonna della Croce e da cui è possibile godere di un bellissimo panorama, si cela la tomba megalitica di Pranu Siara, conosciuta anche come Costera Baugodi o Zinnigas. Si tratta di un unicum archeologico, un monumento funerario di rara complessità, che conquista per le sue caratteristiche architettoniche difficilmente riscontrabili altrove. Costruito nella seconda metà del III millennio a.C., Pranu Siara si distingue per la sua struttura mista, ipogeica e megalitica: è scavata nella roccia e costruita con grandi blocchi e lastroni, testimonianza della perizia costruttiva delle comunità dell’età del Rame. Il corridoio centrale, lungo circa 6 metri, conduce alle 12 celle funerarie disposte su due livelli. Gli scavi hanno restituito resti ossei umani e oggetti preziosi, segno dell’importanza del sito.
San Giorgio Vescovo
Suelli è un piccolo paese ricco di storia e spiritualità legato alla figura carismatica di San Giorgio Vescovo, vissuto intorno all’anno Mille e primo vescovo della storica diocesi di Suelli.
Il santuario a lui dedicato si trova accanto alla chiesa di San Pietro Apostolo, già cattedrale dall’XI secolo al 1418, quando la diocesi di Barbaria fu accorpata a quella di Cagliari. L’edificio, pur modificato nel tempo, conserva tracce medievali e gotiche. Dal campanile si accede al piccolo santuario, sobrio e raccolto, dove si respira un’intensa spiritualità. Durante i restauri è stata rinvenuta una lastra in pietra che copriva un sepolcro con ossa: secondo la tradizione, si tratterebbe proprio della tomba del santo.
La festa di San Giorgio, celebrata da oltre otto secoli, è il momento più atteso dell’anno a Suelli. Tantissimi fedeli si ritrovano per i festeggiamenti, che durano cinque giorni a cavallo della Pentecoste. Il giovedì pomeriggio, con “sa Circa de is Carrus”, si individuano i mezzi agricoli – un tempo erano i carri – che il giorno seguente partono per il taglio della legna verso la località Mudregu in tres bias, dove si condivide la cena in un clima festoso. Il sabato, i carrus tornano in corteo verso Suelli carichi di legna per il falò, che viene acceso la domenica sera, dopo la processione solenne. Il culmine della festa è il lunedì dopo Pentecoste, quando il simulacro di San Giorgio Vescovo esce dal suo santuario e sfila in processione solenne accompagnato dai gruppi folk e dai cavalieri.
San Giorgio è anche protagonista di un itinerario spirituale che porta il suo nome. Il Cammino di San Giorgio Vescovo unisce fede, natura e tradizione tra siti naturali, paesi e chiese dell’antica diocesi di Barbaria, oggi parte del Sarcidano, della Barbagia e dell’Ogliastra.
