SGT
Il grano
Pimentel e il grano: un legame profondo, fatto di lavoro, festa e comunità. Ogni anno, l’ultimo sabato di agosto, il paese celebra la Sagra de S’Accodriu, un momento che unisce il passato agricolo alla convivialità del presente. La festa richiama un’antica usanza: al termine della mietitura, mezzadri e contadini si ritrovavano per dividere il raccolto e condividevano un grande banchetto per suggellare l’intesa e ringraziare per il lavoro svolto. Oggi quel rito si rinnova con un pranzo comunitario dove tutti i partecipanti vengono accolti con malloreddus, pecora bollita con patate e cipolle (brabei a capottu), salsiccia arrosto, formaggio, vino e bibite. Tra musica folkloristica, balli tradizionali e un’intera comunità in festa, la sagra diventa un’esperienza di condivisione sincera, un’occasione per tramandare le tradizioni ai più giovani e far conoscere ai visitatori l’anima contadina della Sardegna.
Domus de Janas S’acqua Salida
Custodite fra le colline di Pimentel, le domus de janas de S’Acqua Salida offrono un viaggio nel tempo lungo oltre 5000 anni. Si tratta di antiche tombe scavate nella roccia che risalgono al Neolitico Recente (3200-2800 a.C.) e sono tra i più importanti esempi di architettura funeraria preistorica in Sardegna.
Furono scoperte casualmente nell’Ottocento, quando un’esplosione in una cava fece crollare il soffitto di una delle camere, rivelando ceramiche, ossidiana e altri reperti. La necropoli si divide in due gruppi di tombe. Il gruppo A ospita la Tomba 5, con un corridoio lungo 11 metri, il più esteso conosciuto nell’isola. Spicca anche la Tomba 2, decorata con teste di toro stilizzate dipinte in rosso, simbolo di protezione spirituale. Nella stessa area, una zona con focolare e coppelle, piccole cavità scavate nella roccia per rituali e offerte agli dei. Il Gruppo B comprende tre tombe accessibili tramite piccoli pozzetti scavati nella pietra. Proprio accanto a quest’area si trova anche una cava romana, usata per estrarre blocchi e lastre di pietra, forse destinati alla costruzione di strade. Ancora oggi sono ben visibili i solchi lasciati dai carri.
Domus de Janas di Corongiu
Tra le campagne di Pimentel si cela un tesoro straordinariamente suggestivo: la necropoli di Corongiu, che prende il nome da un villaggio medievale scomparso. Qui si trova una delle domus de janas più affascinanti dell’isola, non per la grandezza, ma per la ricchezza simbolica delle decorazioni che, dopo oltre 5000 anni, sono ancora visibili. La tomba, scavata nella roccia arenaria, è composta da un pozzetto verticale, una piccola anticella e una cella funeraria. Le pareti interne sono impreziosite da motivi a spirale, zig-zag, cerchi concentrici e triangoli realizzati con grande precisione.
Il simbolo più affascinante è quello della doppia spirale, interpretata come le corna di un ariete, animale considerato sacro e con funzione apotropaica: teneva lontani gli spiriti maligni e proteggeva il defunto nel suo viaggio nell’aldilà. Simboli simili si ritrovano in molte altre necropoli sarde, a testimonianza di un linguaggio comune e di una cultura condivisa già nel Neolitico.
