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Monte Lora - La bella dormiente
Nel cuore selvaggio del Sarrabus, tra i territori di San Vito e Villasalto, si innalza Monte Lora: un massiccio calcareo alto 593 metri, tra le meraviglie naturali più suggestive della Sardegna sud-orie
ntale. La sua forma inconfondibile nasce dalla sovrapposizione di pareti rocciose viste in prospettiva. Chi lo osserva da lontano riconosce subito una figura femminile distesa, come addormentata. Per questo Monte Lora è conosciuto come “La Bella Dormiente” o anche “La Sfinge”, e ha ispirato leggende senza tempo. Si racconta, ad esempio, che proprio sulla sua cima si sarebbe incagliata l’Arca di Noè, legata a un enorme anello d’oro nascosto nella roccia. Altri parlano di monaci eremiti o di una strega che abitava il monte. Un’altra leggenda narra di una frana, confermata da studi geologici, che travolse un ovile: pastori e greggi scomparvero, e il suono del vento che soffia sarebbe il pianto eterno dei sopravvissuti. Monte Lora è un vero scrigno di biodiversità: le sue pendici ospitano leccete e querce sempreverdi, e in vetta si alternano macchia mediterranea e gariga. I sentieri escursionistici offrono panorami spettacolari sulla valle del Flumendosa e sulla costa del Sarrabus. Frequentato sin dall’età nuragica, oggi è il simbolo di San Vito, sentinella di pietra che continua a incantare. Basta fermarsi al km 80 della SS 387, e dalla piazzola laterale la Bella Dormiente si svela in tutta la sua maestosa bellezza.
Le launeddas e il Maestro Luigi Lai
In Sardegna, non c’è festa senza il suono inconfondibile delle launeddas, uno strumento a fiato policalamo composto da tre canne di diversa lunghezza. Grazie alla tecnica della respirazione circolare, i suonatori possono produrre suoni ininterrotti, creando melodie ipnotiche. A San Vito, questo strumento la cui origine si perde nei millenni – alcuni studiosi le fanno risalire all’epoca nuragica – continua a vivere anche grazie a Luigi Lai, classe 1932, tra i massimi interpreti e custodi di questa tradizione. Negli anni ’70 fondò la prima scuola di launeddas, per trasmettere quanto appreso dai grandi maestri come Antonio Lara ed Efisio Melis di Villaputzu. Da allora ha suonato in Sardegna e nel mondo, collaborando con artisti come Branduardi e Fresu. È stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il titolo di Cavaliere e poi di Ufficiale della Repubblica.
Nel 2023 ha ricevuto la Laurea Honoris Causa dall’Università di Bologna, primo musicista di tradizione orale a ottenere un simile riconoscimento. Oggi insegna al Conservatorio di Cagliari nell’unico corso accademico di launeddas del MIUR. La sua biografia, Luigi Lai, Maestro di Launeddas, racconta una vita fatta di suoni, dedizione e amore per la propria terra.
Tziu Antoni Cuccu
Figura simbolo della cultura e della lingua sarda, Tziu Antoni Cuccu nacque a San Vito nel 1921. Fin dagli anni ’60 si dedicò alla raccolta e alla pubblicazione dei versi degli improvvisatori sardi, intuendo il valore di un patrimonio orale che rischiava l’oblio. Tornato in Sardegna dopo un periodo all’estero, cominciò a frequentare sagre e feste popolari in tutta l’isola con un registratore o carta e penna: trascriveva le poesie improvvisate e poi le stampava a sue spese in piccoli libretti.
Non lo faceva per denaro, ma per amore della lingua sarda. “Se non lo faccio io, chi lo farà?”, diceva spesso. Con una vecchia Panda carica di libri e un lenzuolo bianco steso a terra, Tziu Antoni divenne una presenza familiare nelle feste paesane. Scomparso nel 2003, in molti lo ricordano con affetto. Nel 2021, a cent’anni dalla sua nascita, è stata apposta una targa nella sua casa natale. Poeti, musicisti e suonatori di launeddas gli hanno reso omaggio in un evento partecipato e sentito. Grazie all’impegno di Tziu Antoni, la poesia improvvisata in lingua sarda ha trovato spazio e riconoscimento, diventando parte integrante della memoria collettiva.
