SGT

Ortacesus

Museo del Grano

Nel cuore di Ortacesus, il Museo del Grano racconta un mondo antico e affascinante: quello della cultura contadina legata al grano, che ha segnato per secoli la vita della Trexenta, fin dall’antichità uno dei granai della Sardegna. Unico nel suo genere, il museo è ospitato in una tipica casa contadina a corte appartenuta alla famiglia Serra, dove ogni ambiente conserva il sapore autentico della quotidianità rurale. Una particolarità sta nella divisione degli spazi del museo secondo i ruoli tradizionali di genere. Da un lato, le stanze dedicate al lavoro maschile nei campi, come sa omu de is ainas, con gli attrezzi agricoli. Dall’altro, gli ambienti riservati alle attività femminili, come s’omu de su strexu de fenu, dove si ricevevano gli ospiti e si setacciava il grano per fare il pane. Una parte del percorso museale è dedicata ai laboratori: qui si può impastare il pane con lievito madre, accendere il forno e realizzare su pani pintau o su pani de sa coia, i pani tradizionali decorati, tipici delle feste e dei matrimoni. Non manca lo spazio dedicato alla pasta fatta a mano, con dimostrazioni di malloreddus e fregula. Il museo è frutto di un grande lavoro collettivo: gli abitanti di Ortacesus e dei paesi vicini hanno donato utensili, manufatti e preziosi ricordi del mondo contadino. Un tesoro che si arricchisce anche con il documentario girato negli anni ’60 dal regista danese Wes Bentzon, che testimonia la semina e la raccolta del grano nella Trexenta, e con s’omu de tziu Burranca, la sala dedicata a Dionigi Burranca, famoso suonatore di launeddas vissuto a Ortacesus.

via Sassari – Ortacesus

8000 Km attraverso l'Italia

SP 5 25 – Ortacesus

Chiesetta di San Bartolomeo

A circa due chilometri dal paese, immersa tra dolci colline, si trova la chiesa campestre di San Bartolomeo. Oggi solitaria nella campagna, è ciò che resta dell’antico villaggio medievale di Sebera, citato già in documenti del 1215 e abitato almeno fino al XIV secolo. Dell’edificio romanico originario si conservano il fianco destro, parte del retro e l’abside con un elegante arco a tutto sesto; i restauri hanno restituito pavimenti in cotto, sepolture e antiche murature, che raccontano secoli di storia intrecciati a spiritualità e riti popolari. Ogni anno, il 24 agosto, la comunità celebra qui la festa di San Bartolomeo, con una processione molto sentita che rinnova il legame tra memoria e fede. L’area circostante la chiesetta è di grande interesse archeologico: sul colle di Bruncu Lau de Sebera, infatti, si trovava un nuraghe; poco distante, sono emerse tracce di un villaggio romano e medievale.

Necropoli punico-romana di Mitza de Siddi

Tra gli uliveti e i vigneti di Ortacesus, si nasconde uno dei siti archeologici più importanti della Trexenta: la necropoli di Mitza de Siddi. Gli scavi effettuati tra il 1994 e primi anni Duemila hanno restituito circa 200 tombe databili tra l’età punica e il VI secolo d.C., di cui una cinquantina sono visitabili lungo un percorso attrezzato. Le più comuni sono le tombe a fossa semplice, scavate nella roccia, ma sono presenti anche tombe “alla cappuccina”, coperte con tegole disposte a spiovente, e quelle a incinerazione. Interessanti anche le tombe con elementi architettonici più complessi: lastre, nicchie o riutilizzi di sepolture più antiche.

Sono stati rinvenuti anche oggetti simbolici, come le monete collocate sulla bocca o nelle mani, da usare come obolo per l’aldilà. Il rituale funerario era articolato e ricco di simboli: il lavaggio e vestizione del defunto, poi l’esposizione pubblica sul letto funebre, il pianto rituale delle prèfiche (donne incaricate di lamentarsi ad alta voce), il corteo e infine la sepoltura o la cremazione. C’era poi il banchetto rituale, per onorare il defunto e rinsaldare il legame tra vivi e morti. La necropoli è divisa in almeno quattro nuclei principali, ma c’è ancora un mistero da svelare: il villaggio a cui apparteneva non è ancora stato individuato.

località Mitza de Siddi

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